HOME
  • About ENSU | Про RESU | À propos du RESU | Acerca de la RESU
CALENDAR OF COMING EVENTS

LANGUAGES | LANGUES | МОВИ | SPRÅK | SPRACHEN | KIELET | IDIOMAS | JĘZYKI | JAZYKY | ЯЗЫКИ | ΓΛΩΣΣΕΣ | LÍNGUAS | TALEN | |語言 | 언어 | زبانیں | DİLLER

SOCIAL MEDIA

SOLIDARITY GROUPS AND SOCIAL MEDIA IN YOUR COUNTRY

SOLIDARITY: INITIATIVES, PROJECTS AND EVENTS

UKRAINE: MAJOR THEMES

UKRAINE IN WORLD POLITICS

RUSSIAN WAR CRIMES AND CRIMES AGAINST HUMANITY

RUSSIA: ANTIWAR RESISTANCE AND OTHER ISSUES

STATEMENTS BY ENSU-RESU

STATEMENTS BY ENSU-RESU AFFILIATES

LEFT ELECTED REPRESENTATIVES FOR UKRAINE

SOLIDARITY WITH UKRAINE CONFERENCES

UKRAINE AND THE LEFT

DISCUSSION

AUTHORS (SELECTED)

GLOBAL CALL: UKRAINE MUST RECEIVE ALL IT NEEDS TO WIN A JUST PEACE!

Combattere in Ucraina, guardando alla Bielorussia

Content
www
https://www.balcanicaucaso.org/aree/Ucraina/Combattere-in-Ucraina-guardando-alla-Bielorussia-222879
Date of first publication
26/01/2023
Author

Francesco Brusa

Abbiamo incontrato due militari del "Reggimento Kalinoŭski" unità militare dell'esercito ucraino all'interno del quale sono confluiti esuli bielorussi. Il loro punto di vista sul conflitto

“Tornare a casa, semplicemente tornare a casa”: per alcune delle persone che combattono contro la Russia a fianco delle truppe di Kyiv questo è l’obiettivo principale, sia metaforico che concreto. Si tratta dei membri del reggimento Kastuś Kalinoŭski, composto da cittadini e cittadine della Bielorussia e ufficialmente formatosi pochi giorni dopo l’invasione del paese iniziata da Putin lo scorso 24 febbraio. “Abbiamo deciso di riporre tutte le nostre risorse e tutte le nostre forze in questa lotta nella convinzione che dopo la vittoria dell’Ucraina, dopo l’affermazione dell’Ucraina come nazione, ci sarà anche l’affermazione della Bielorussia”, dicono due combattenti del reggimento che abbiamo incontrato nel loro quartier generale. “Perché tutti noi vogliamo far ritorno in patria”.

Uno sforzo comune

A cavallo del nuovo anno, si sono fatte sempre più insistenti le voci di una possibile offensiva russa che parta proprio dai territori della piccola repubblica retta da Lukashenka (al potere dal 1994). Intanto, dopo l’importante liberazione di Kherson da parte delle truppe ucraine a novembre, negli ultimi giorni l’inerzia sul fronte di Bakhmut nel Donbass sembra invece spostarsi a favore dell’esercito invasore, che ha conquistato il centro di Soledar. Operazioni in cui quasi sempre è stato coinvolto anche il reggimento Kalinoŭski – un’unità di battaglia in cui all’inizio della guerra sono confluite circa 400 persone, un numero piccolo ma significativo se si pensa che i bielorussi all’interno del territorio ucraino dovrebbero essere meno di 300mila e che si tratta, secondo le stime, della seconda nazionalità per numero di persone coinvolte nell’esercito, dopo quella georgiana.

"La situazione non è semplice", ci spiegano i combattenti entrando più nel vivo degli aggiornamenti militari. "Il nostro compito è sostanzialmente quello di aiutare le truppe ucraine a mantenere le proprie posizioni. Recentemente (prima della presa di Soledar, ndr), ci sono stati quattro tentativi di offensiva da parte dei russi, tutti e quattro respinti. Ma il problema è che abbiamo a che fare con vere e proprie “orde”: non dobbiamo dimenticarci che la Russia è un paese immenso e pieno di risorse e può contare su un numero di persone elevatissimo da mandare in guerra".

Ciononostante, come è stato evidenziato più volte dall’inizio del conflitto e come sottolineato anche dalla forte presenza di truppe mercenarie nelle fila russe nonché di coscritti provenienti dalle carceri, ben diverse sembrano essere le motivazioni sui due fronti opposti. Proseguono infatti i membri del reggimento bielorusso: "Da una parte si combatte per difendere la propria casa e il proprio futuro, dall’altra si trovano uomini che sono andati in un altro paese senza scopo alcuno. Non c’è nessun dubbio per noi su chi vincerà". Per chi si è arruolato nell’unità Kalinoŭski, però, la questione della “vittoria” o comunque delle conseguenze politiche che avrà il conflitto in corso assume una sfumatura particolare, che riguarda appunto il futuro del paese alleato de facto di Putin. Che il destino di Ucraina e Bielorussia siano intrinsecamente legati è una convinzione che, per tanti, precede l’invasione militare delle scorso anno: già nel 2013/4, diversi attivisti bielorussi si unirono alle proteste di Euromaidan (Mykhailo Zhyznevskyi per esempio, un emigrato dalla regione di Gomel, fu fra i primi caduti di quegli eventi e venne successivamente insignito del titolo di “eroe dell’Ucraina”) così come successivamente si arruolarono in alcuni battaglioni militari attivi nella guerra del Donbass. Un piccolo monumento nelle strade di Kyiv ricorda questi scambi e queste vicende, con i due motti nazionali (“Gloria all’Ucraina” e “Lunga vita alla Bielorussia”) a unire idealmente le due comunità.

"Nel nostro reggimento ci sono persone che sono contro il potere politico attualmente al governo a Minsk", ci raccontano i membri del Kalinoŭski. "La maggior parte di noi ha partecipato alle proteste del 2020 o, comunque, a manifestazioni e contestazioni precedenti. Nessuno di noi, per questo motivo, può far rientro in Bielorussia. In generale, i legami con i nostri compagni ucraini sono sempre stati forti: direi fin dalle prime settimane successive all’indipendenza dei nostri paesi negli anni ‘90, c’era chi veniva in Bielorussia dall’Ucraina per partecipare a proteste e dimostrazioni e chi viceversa andava dalla Bielorussia all’Ucraina per gli stessi motivi. Poi, però, il nostro paese ha iniziato ad avere un suo sviluppo più specifico ed è diventato via via più 'chiuso': questo ha fatto sì che anche le relazioni con la comunità ucraina si indebolissero e che non ci fosse all’esterno una grande consapevolezza delle repressioni e delle difficoltà che attraversavamo".

Una mancanza di consapevolezza che – sempre secondo i membri del reggimento – rischia di alimentare lo “stigma” negativo nei confronti della comunità bielorussa in Ucraina e in generale della popolazione bielorussa. Come suggeriscono infatti alcune indagini sociologiche dello scorso settembre, la percezione sociale verso questi gruppi si è fortemente deteriorata in Ucraina in seguito all’invasione, in maniera non dissimile da quanto è accaduto per cittadini e cittadine della Russia. "Ma si tratta di una falsa equivalenza", affermano i membri del reggimento. "Quando si è trattato di identificare un nemico, si è guardato non solo a Lukashenka ma a tutta la Bielorussia. Invece non è così: la grande maggioranza delle persone che è scappata dal paese ma anche che è rimasta non appoggia le sue azioni e non appoggia la decisione di lanciare una guerra".

Indipendenza dalla Russia

Al contrario – sostengono i combattenti bielorussi – ora il nemico comune è la Russia imperialista di Putin. "Lukashenka riesce a mantenersi al potere esclusivamente per il sostegno della vicina Federazione. Si tratta di un assunto che, soprattutto dal 2020 in poi, è diventato consapevolezza comune per sempre più persone. Ed è anche per questo che abbiamo deciso di venire a combattere: si è capito che, sfortunatamente, le proteste pacifiche non hanno la possibilità di intaccare l’attuale sistema di potere in Bielorussia". Per chi milita nel reggimento bielorusso le due questioni si trovano inevitabilmente intrecciate: "Un tempo era l’Urss a essere una 'prigione delle nazioni', mentre adesso lo è la Russia di Putin: un paese ultranazionalista che umilia tutte le identità dei popoli. Finché esiste in questa forma, nessuno può restare tranquillo".

In questo senso, il nome adottato dall’unità militare è particolarmente significativo: Kastuś Kalinoŭski fu infatti uno scrittore e rivoluzionario che si mise a capo dell’insurrezione antizarista del 1863/64, in una chiave “rossa” e “socialista”, con attenzione alla questione agraria e contadina, ma anche patriottico-nazionalistica, di riscoperta e protezione dell’identità linguistico-culturale del popolo bielorusso. La sua figura è “tornata alla ribalta” negli ultimi anni, sia perché nel 2019 i suoi resti sono stati casualmente ritrovati in Lituania assieme a quelli di un’altra ventina di partecipanti all’insurrezione, sia perché è diventato un simbolo sempre più utilizzato durante le proteste anti-governative e dallo stesso Lukashenka (mettendo in campo ovviamente diverse interpretazioni e diversi accenti, come ben ricostruito da questa analisi). Per chi combatte in Ucraina è dunque un’immagine di autonomia e indipendenza dalla Russia così come di radicale distanza dalle politiche del governatore bielorusso: "La 'propaganda' tenta di dipingerci come una giunta militare che vorrebbe sequestrare il potere e che non riconosce alcun rappresentante della gente al di fuori di noi stessi", spiegano i membri del reggimento. "Al contrario, il fucile che imbracciamo oggi non salirà al potere. Quello in cui speriamo è una Bielorussia con libere elezioni e con un quadro di legalità, indipendente dalla dittatura attuale e da quella russa".

Non stupisce che il conflitto in Ucraina venga percepito come lo “scontro finale” in tal senso. Soprattutto dal momento che – come affermano diverse testimonianze e nonostante varie forme di sabotaggio e resistenza messe in atto dagli attivisti dopo il 24 febbraio – un qualsiasi cambiamento dall’interno del paese retto da Lukashenka sembra attualmente impossibile, dato l’alto grado di repressione statale da un lato e il forte scoramento della società civile dall’altro. Per chi spera in un futuro diverso, allora, combattere può sembrare una necessità più che una scelta: "Il fatto è che qui, sostanzialmente, tutti sono contro il tuo nemico, invece in Bielorussia nessuno è al tuo fianco se non te stesso e la tua cerchia di conoscenze, mentre lo stato, la polizia e l’esercito sono contro di te", concludono i membri del reggimento Kalinoŭski. "Ci sentiamo più al sicuro qui in Ucraina, mentre c’è una guerra, che nel nostro paese".

Logo

ABOUT ENSU | ПРО ENSU | À PROPOS D'ENSU | ACERCA DE ENSU | SOBRE A ENSU | SU ENSU

LANGUAGES | LANGUES | МОВИ | SPRÅK | SPRACHEN | KIELET | IDIOMAS | JĘZYKI | JAZYKY | ЯЗЫКИ | ΓΛΩΣΣΕΣ | LÍNGUAS | TALEN | |語言 | 언어 | زبانیں | DİLLER

SOLIDARITY GROUPS AND SOCIAL MEDIA IN YOUR COUNTRY

Australia

Belgium

Belgium

Canada

Canada

France

Germany

Germany

Ireland

Italy

Luxembourg

Norway

Spanish State

Spanish State (Catalonia)

Sweden

Switzerland

United Kingdom (England and Wales)

United Kingdom (England and Wales)

United Kingdom (Scotland)

United States

SOLIDARITY: INITIATIVES, PROJECTS AND EVENTS

Campaign against Russian fossil fuel exports (Stop LNG!)

Ukrainian prisoners of war, civilian captives and abducted children

Solidarity with the independent union of Ukrainian nurses and medical workers, Be Like We Are

Stop the persecution of the Crimean Tatars

Free all anti-war activists in Russia!

Completed campaigns and events

Solidarity information by language

USEFUL LINKS: SITES IN SUPPORT OF UKRAINE

Entendiendo Ucrania

Ukraine Information Group weekly bulletins

Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA)

Make Putin Pay

Simon Pirani's blog

USEFUL LINKS: UKRAINIAN ORGANISATIONS

Federation of Trade Unions of Ukraine

Confederation of Free Trade Unions of Ukraine

Solidarity Collectives

Social Movement (Sotsialnyi Rukh)

Narodovladdia

SD Platform

National Ecological Centre of Ukraine

Razom We Stand

Ukraine War Environmental Consequences Work Group

Feminist Workshop

Ukrainian Feminist Network

Ukrainian Women's Fund

Ukrainian LGBT+ Military and Veterans for Equal Rights

ZMINA

Kharkiv Human Right Protection Group

Centre for Civil Liberties

International Centre for a Ukrainian Victory

USEFUL LINKS: UKRAINIAN MEDIA IN ENGLISH

Commons (Spilne)

Ukrainer

Army Inform

Censor.net

Euromaidan Press

European Pravda

Gordon

Hromadske

Kyiv Independent

Kyiv Post

LB.ua

Liga.net

Mirror of the Week

New Voice of Ukraine

RBC-Ukraine

TSN

Ukraine National News

Ukrainska Pravda

Ukrinform

United 24 Media

PUBLICATIONS AND RESOURCES

Soutien á l'Ukraine Résistante

Trade Union Newsletter

Feminist Anti-War Resistance (Russia)

Videos and podcasts

Leaflets | Dépliants | Folletos

UKRAINE: MAJOR THEMES

Crimean Tatars

Corruption (including July 2025 protests against dissolution of anti-corruption agencies)

Economy

Energy crisis and environment

Emigration and refugees

Feminism

Foreign, alliance and defence policy

History

Human rights, civil liberties and the rule of law

Labour movement, trade unions

LGBTQI+

Occupied territories

Pacifism

The Ukrainian left

Youth and students

ENSU’s public media policy | Politique des médias publics du RESU | Política de medios públicos de la RESU